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Il convegno internazionale “Architettura e Politica”, che si terrà a Milano nel mese di marzo 2007, vede promotrici tre prestigiose Facoltà italiane di tradizione lombarda: Architettura e Società del Politecnico di Milano, Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Bergamo, Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore sede di Milano.

 

Il convegno mira alla discussione e all’individuazione di prospettive future nelle relazioni che intercorrono tra Architettura e Politica, tra attività di costruzione/trasformazione dello spazio fisico e dell’ambiente, decisioni e strategie di programmazione e governo degli interventi.

 

I grandi progetti dell’architettura, del pensiero e della società sono sostenuti da riflessioni che vedono delinearsi in primo piano i principi ordinatori delle politiche del territorio, che non solo si confrontano nell’insieme delle infrastrutture ma incidono anche sui temi della tutela della natura e dell’ambiente costruito, della realizzazione della città multietnica e interculturale, dei suoi spazi di vita e di socializzazione.

 

Nel far fronte alle istanze poste dalla società, i progetti dell’architettura e dell’azione politica perseguono per tradizione il rispetto delle aspirazioni umane, considerando come esistano nell’individuale e nel collettivo forze complementari a quelle della ragione che sino ad oggi hanno orientato l’uomo verso un metodo di comportamento e nella propria fede.

 

Nelle sue espressioni concrete, l’architettura costituisce il punto generativo di un ordine che è insieme formale e civile. La sua azione ideativa e le sue determinazioni materiali creano e organizzano spazi e luoghi che sono anche politici andando a realizzare, nei casi migliori, quell’unità di ordine che supera l’opposizione fra naturale e politico, che la filosofia insegue da sempre.

 

La capacità di accogliere le differenze, l’individuazione di valori fondativi per una convivenza nel rispetto reciproco, la ricerca di percorsi alternativi ai processi di integrazione finora sperimentati si evidenziano come problematiche che invitano a riflettere sul significato innovativo di una “cultura del dialogo” per la composizione di un “territorio plurale” in cui ogni individuo possa riconoscersi.

 

Le radici profonde con il proprio territorio, che l’abitante ha sempre riconosciuto come tali, stanno infatti modificandosi in direzione di una condizione di “multiappartenenza” che pone la necessità di innovare profondamente anche gli studi sulla dimensione etica degli interventi fisici e territoriali fin qui condotti.

 

L’incertezza sociale e la complessità odierna nel campo delle scelte che attengono all’assetto fisico-antropico della città e del territorio, il declino del concetto di “coerenza-necessità” che ha caratterizzato l’architettura e la pianificazione del medio Novecento, appaiono nel momento attuale riferimenti intorno ai quali verificare la possibilità di porre in luce alcuni tracciati-guida di un’etica applicata ai grandi temi del futuro – i servizi collettivi nel governo delle aree metropolitane, la valorizzazione culturale dell’ambiente naturale, le infrastrutture per la mobilità e la multiculturalità del territorio, l’abitare temporaneo ecc. – che non possono più avvalersi del solo supporto di matrice razionalista.

 

Il convegno si prefigge quindi di chiarire come il binomio “Architettura e Politica” debba e possa rintracciare nuovi percorsi rivolti all’impiego positivo delle risorse attraverso un progetto congiunto che concili le coordinate di un sapere multidisciplinare – dall’arte di costruire alle scienze filosofiche e sociali – per il rinnovamento degli obiettivi propri dell’evoluzione della condizione umana.

 

 

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